Risuonano ancora nelle aule del consiglio comunale le perentorie affermazioni del vicesindaco in occasione dell’ennesima interrogazione per la gara di Lanaitho alla quale, dopo mesi di attesa, il comune non riusciva a dare corso. “Non c’è nessuna proroga, non c’è nessuna proroga…Il termine ultimo era il 9 alle ore 13, quindi attenzione… l’unico termine era il 9, noi non abbiamo dato nessuna proroga.” Eppure leggendo la sentenza del Tribunale Amministrativo che ha dato ragione al comune di Oliena nel contenzioso sorto a seguito del bando per la gestione dei siti archeologici e delle grotte, pubblicato in fretta e furia nel 2023 e poi completato solo nel 2024, si capisce tutt’altro. Osserva il giudice: “…che l’Amministrazione ha disposto la proroga del termine di presentazione delle offerte mediante variazione sul sito internet istituzionale di “SardegnaCat”, nella pagina dedicata alla procedura, e da essa è derivata la comunicazione tramite pec a tutti i partecipanti alla gara. Ciò si evince dal tenore della stessa pec del 8 maggio 2023, depositata in giudizio dalla controinteressata, da cui emerge che dall’indirizzo sardegnacat@pec.regione.sardegna.it è stata generata automaticamente una comunicazione che avvisava tutti gli operatori economici della variante apportata dall’Amministrazione alla procedura di gara e, segnatamente, al termine di presentazione delle offerte. Tale circostanza è ulteriormente evidenziata dal documento n. 9, depositato dall’Amministrazione in data 5 aprile 2024, da cui si evincono i nominativi di tutti gli operatori economici (inclusa la ricorrente) che sono stati destinatari di tale comunicazione.
Inoltre, trattandosi di procedura di gara integralmente svolta tramite una piattaforma telematica, è la variazione stessa della procedura che manifesta la volontà provvedimentale della Stazione appaltante, non essendo necessario predisporre, contrariamente a quanto indicato dalla ricorrente, un atto a monte che giustifichi poi la modifica della procedura telematica.” La proroga dunque c’era e come. Non vogliamo entrare nel merito della sentenza, ma il dato politico è evidente. Non è la prima volta che quanto ci viene riferito in Consiglio Comunale, ossia nel luogo dove ci si dovrebbe confrontare sul merito delle cose, non risulta assolutamente aderente alla realtà. E’ scarso rispetto per l’istituzione o’ scarsa conoscenza dei fatti e delle cose? Qualunque sia la risposta, e dunque che si venga in consiglio poco documentati o a raccontare cose non vere, la sostanza non cambia, e in particolare non cambia la brutta figura e l’ambiguità di chi ha tenuto una posizione in consiglio e un’altra in tribunale. Nel link di seguito la sentenza nella sua forma integrale.


